Trade Compliance Summit 2026

Trade Compliance Summit al Castello di Felino: le imprese italiane di fronte alla complessità del commercio internazionale

22 maggio 2026 — Castello di Felino (PR)

Oggi ho avuto il privilegio di partecipare al Trade Compliance Summit organizzato dallo Studio Carbognani, una giornata di alto profilo dedicata alle tematiche più urgenti del commercio internazionale e della compliance doganale. Location d’eccezione — il Castello di Felino, nel cuore delle colline parmensi — per un evento che ha riunito professionisti, avvocati, consulenti e imprenditori accomunati da una consapevolezza sempre più diffusa: in un contesto globale così instabile, la gestione corretta delle operazioni doganali e l’adozione di procedure e modelli di compliance non sono (non possono più essere…) opzioni accessorie, ma componenti strategiche del fare impresa.

Condivido qui le principali riflessioni emerse nelle sessioni della mattina, con uno sguardo al ricco programma pomeridiano.

Sessione 1 — Globalizzazione e mercati internazionali nel 2026: navigare senza bussola?

La giornata si è aperta con un’analisi dello Studio Carbognani sull’attuale configurazione dei mercati internazionali. Il quadro è quanto mai chiaro nella sua complessità: tensioni geopolitiche persistenti, frammentazione delle catene di approvvigionamento, dazi punitivi e misure di ritorsione commerciale che si susseguono a ritmo serrato rendono ogni pianificazione di medio periodo un esercizio di equilibrismo.

Chi lavora quotidianamente al fianco delle imprese nell’ambito del commercio estero — come faccio io da oltre trent’anni — riconosce in queste dinamiche una realtà con cui si confronta ogni giorno: classificazioni tariffarie messe in discussione da nuove misure di salvaguardia, regole d’origine che condizionano l’accesso preferenziale ai mercati, regimi doganali che cambiano sotto l’effetto di accordi e contromisure repentine. La globalizzazione non si è fermata, ma ha cambiato radicalmente faccia, e le imprese che non presidiano con attenzione questo perimetro rischiano di trovarsi esposte a costi e sanzioni che avrebbero potuto evitare.

Il messaggio emerso con chiarezza è che la risposta non può essere l’immobilismo, né l’improvvisazione: occorre strutturarsi, dotarsi di competenze adeguate e affidarsi a professionisti capaci di interpretare il cambiamento in tempo reale.

Sessione 2 — Contrattualistica internazionale e Incoterms 2020: chi rischia cosa, e quando

Lo Studio Ceccarelli & Silvestri ha affrontato uno dei terreni più scivolosi per le imprese esportatrici e importatrici: la corretta redazione dei contratti internazionali e l’utilizzo degli Incoterms® 2020 della Camera di Commercio Internazionale.

È un tema che incontro sistematicamente nella mia attività di consulenza: la clausola di resa è spesso scelta in modo quasi automatico, per consuetudine o per imitare il contratto del concorrente, senza una reale comprensione delle implicazioni doganali, assicurative e di responsabilità che comporta. La differenza tra un EXW e un DAP, tra un CIF e un DDP, non è meramente terminologica, al contrario incide direttamente sull’obbligazione doganale, sul valore imponibile, sulla responsabilità del soggetto che presenta la dichiarazione in dogana e, in caso di contenzioso, sull’individuazione del soggetto passivo d’imposta.

Infatti è stato ribadito un principio fondamentale: il contratto internazionale non si esaurisce nella dimensione commerciale e civilistica, ma ha una proiezione doganale che deve essere presidiata con la stessa attenzione. Un errore nella scelta dell’Incoterm può determinare conseguenze a catena sull’intera filiera documentale.

Sessione 3 — Contenziosi doganali e come evitarli: meglio prevenire

L’Avv. Gloria Castagnetti ha concluso il blocco mattutino con una sessione dedicata al contenzioso doganale, affrontato con l’approccio pragmatico di chi conosce bene le aule dei tribunali tributari — ma che, giustamente, preferisce evitarcele.

Il contenzioso doganale ha caratteristiche peculiari: nasce spesso da errori che sembravano insignificanti al momento della dichiarazione — una voce tariffaria non verificata a sufficienza, un valore dichiarato difformemente dalle indicazioni fattuali, un’origine preferenziale certificata senza la necessaria documentazione di supporto — e si trasforma in accertamenti, avvisi di rettifica, sanzioni e, nei casi più gravi, in procedimenti penali connessi ai reati tributari o doganali.

La prevenzione passa inevitabilmente da una corretta organizzazione interna e da un presidio professionale competente. Il ruolo del doganalista non si esaurisce nella compilazione della bolletta: è quello di un interlocutore qualificato che conosce la normativa, interpreta le circolari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, valuta i rischi prima che si materializzino e, quando necessario, dialoga con l’Autorità in modo tecnicamente fondato. Gli interventi hanno confermato ciò che ogni operatore dovrebbe tenere presente: il costo di una consulenza qualificata è sempre inferiore a quello di un accertamento.


Il pomeriggio: dalla teoria alla pratica operativa

Il programma pomeridiano si preannuncia altrettanto denso e operativo. Tra i temi in agenda figurano i reati presupposto con il relativo controllo oggettivo e soggettivo, le procedure doganali di controllo in fase di creazione della bolletta, l’importanza strategica della classificazione doganale — argomento che mi è particolarmente caro e sul quale la mia attività professionale si sviluppa quotidianamente —, i mandati di rappresentanza diretta e indiretta in ottica 231, le clausole contrattuali “No Russia” e le problematiche daziali connesse alle misure USA, fino all’AEO come strumento di facilitazione doganale e all’Export Control.

Un programma che copre, di fatto, l’intera mappa delle criticità che le imprese italiane devono presidiare per operare in modo corretto, sicuro e competitivo sui mercati internazionali.

Una riflessione finale

Uscire da una giornata come questa con la conferma che il proprio lavoro ha un senso profondo e urgente è qualcosa che non si dà per scontato. La trade compliance non è burocrazia: è la condizione necessaria per competere senza rischiare. Le imprese che lo hanno capito lavorano meglio, pagano il giusto, evitano sanzioni e costruiscono rapporti di fiducia con le Autorità doganali. Le altre, prima o poi, imparano la lezione nel modo più costoso.

Massimiliano Mercurio

#attrezzarsipercompetere