QUANDO LE DOGANE NON BASTANO PIÙ


L’e-commerce globale sta mettendo alla prova il sistema dei controlli europei. E la compliance diventa sempre più una responsabilità delle imprese.

Per anni abbiamo associato la funzione doganale alla riscossione dei dazi e alla verifica delle formalità di importazione.

Oggi, però, la realtà è molto diversa.

Le dogane rappresentano uno dei principali presidi di tutela del mercato unico europeo, chiamate a verificare non soltanto aspetti fiscali ma anche sicurezza dei prodotti, conformità normativa, sostenibilità ambientale, applicazione delle sanzioni internazionali e rispetto delle numerose restrizioni che governano il commercio globale.(Fonte: Commissione Europea – DG TAXUD, Report on Customs Controls at EU External Borders: https://taxation-customs.ec.europa.eu/news/report-highlights-need-stronger-customs-controls-and-cooperation-protect-eu-citizens-and-businesses-2026-07-20_en) [taxation-c….europa.eu]

Il problema è che il volume degli scambi cresce a una velocità che rende sempre più difficile svolgere questi controlli con l’intensità che cittadini e imprese si aspettano.


L’effetto e-commerce: una crescita che mette sotto pressione le frontiere europee

Secondo un recente rapporto della Commissione Europea, nel 2025 sono stati immessi in libera pratica nell’Unione circa sei miliardi di articoli, un volume triplicato rispetto al 2022. Ancora più significativo è il fatto che oltre il 97% delle spedizioni sia costituito da piccoli invii legati all’e-commerce proveniente da Paesi terzi. [taxation-c….europa.eu]

Un fenomeno che sta progressivamente mettendo in crisi modelli di controllo concepiti in un’epoca in cui le merci attraversavano le frontiere in lotti industriali e non in milioni di pacchi destinati ai consumatori finali.

I risultati delle verifiche effettuate dalla Commissione sono particolarmente preoccupanti.

In una campagna di controlli coordinata a livello europeo su giocattoli, prodotti elettronici, cosmetici, dispositivi di protezione individuale e integratori alimentari acquistati online, oltre il 60% dei prodotti esaminati è risultato non conforme alla normativa europea applicabile. [taxation-c….europa.eu]

Più aumentano i volumi, più diminuisce la capacità di verificare ogni singola spedizione.

Questa è probabilmente la sfida più importante che le dogane europee stanno affrontando oggi.


Il tema che pochi affrontano: controlli uniformi o controlli disomogenei?

I numeri pubblicati da Bruxelles impongono anche una riflessione più ampia.

Negli ultimi anni il dibattito sulla riforma dell’Unione Doganale ha evidenziato una criticità ben nota agli operatori del settore: l’esistenza di differenze significative nell’intensità dei controlli effettuati ai confini esterni dell’Unione. La stessa Commissione riconosce che i livelli di enforcement e le performance dei controlli non risultano uniformi tra tutti gli Stati membri. [taxation-c….europa.eu]

Le giustificazioni sono note:

  • necessità di mantenere fluidi i traffici commerciali;
  • gestione di volumi eccezionalmente elevati;
  • scarsità di personale specializzato;
  • crescente complessità delle normative da applicare.

Motivazioni certamente comprensibili.

Tuttavia, è difficile ignorare una domanda che molti operatori si pongono da anni:

Una merce che entra nell’Unione attraverso un grande hub logistico europeo riceve lo stesso livello di attenzione che riceverebbe in qualsiasi altro punto di ingresso?

Non è una questione ideologica.

È una questione di equilibrio.

Quando porti e piattaforme logistiche competono per attrarre traffici internazionali, diventa inevitabile interrogarsi sul rapporto tra rapidità dello sdoganamento e intensità dei controlli.

Nessuno mette in discussione la professionalità delle amministrazioni doganali dei principali hub del Northern Range. Tuttavia, il tema dell’omogeneità dei controlli continua a emergere con regolarità nei confronti tra operatori economici, associazioni di categoria e autorità nazionali.

E non potrebbe essere diversamente.

Una merce immessa in libera pratica in qualsiasi Stato membro può circolare liberamente in tutta l’Unione Europea.

Se i controlli non risultano omogenei, il rischio non riguarda il singolo Paese di ingresso.

Riguarda l’intero mercato europeo.


La compliance non finisce più con il pagamento del dazio

Per molte aziende la compliance doganale continua a coincidere con alcuni concetti fondamentali:

  • classificazione tariffaria;
  • origine preferenziale;
  • valore in dogana;
  • corretta liquidazione dei diritti.

Tutti aspetti essenziali.

Ma non più sufficienti.

Sempre più frequentemente le criticità riguardano temi quali:

  • requisiti di sicurezza dei prodotti;
  • marcature e certificazioni;
  • normative ambientali;
  • misure antidumping;
  • controlli sui beni dual use;
  • sanzioni economiche internazionali;
  • divieti e restrizioni all’importazione.

In altre parole, il rischio non è soltanto quello di pagare un dazio errato.

Il rischio è che la merce non possieda i requisiti necessari per essere commercializzata nel mercato europeo. [taxation-c….europa.eu]


Un segnale importante da Bruxelles

In questo contesto assume particolare rilevanza l’aggiornamento della Integrated EU Prohibitions & Restrictions List, lo strumento con cui la Commissione raccoglie e organizza l’insieme delle normative che limitano o vietano l’ingresso e l’uscita di specifiche categorie di merci dal territorio unionale.

(Link diretto allo strumento: https://taxation-customs.ec.europa.eu/customs/customs-controls/prohibitions-and-restrictions_en) [taxation-c….europa.eu]

Può sembrare un aggiornamento tecnico.

In realtà rappresenta un segnale preciso.

La Commissione riconosce che la sfida futura non sarà soltanto quella di riscuotere correttamente i dazi, ma soprattutto quella di gestire un sistema sempre più complesso di controlli regolatori, sanitari, ambientali e di sicurezza. [taxation-c….europa.eu]


La vera frontiera è dentro l’azienda

Il messaggio proveniente da Bruxelles appare chiaro.

Di fronte a flussi commerciali sempre più imponenti, le autorità dovranno necessariamente affidarsi sempre di più a:

  • analisi del rischio;
  • digitalizzazione;
  • condivisione dei dati;
  • controlli selettivi e mirati.

Verificare fisicamente ogni spedizione è semplicemente impossibile. [taxation-c….europa.eu]

Per le imprese, questo significa una cosa sola:

La prima linea di difesa non è più la dogana.

La conformità deve nascere molto prima dell’arrivo della merce alla frontiera, attraverso:

✅ una conoscenza approfondita della supply chain;

✅ processi strutturati di qualificazione dei fornitori;

✅ controlli documentali rigorosi;

✅ sistemi di trade compliance integrati nei processi aziendali.

Perché, in un sistema dove i flussi crescono più rapidamente della capacità di controllo, la responsabilità effettiva della conformità tende inevitabilmente a spostarsi dalla frontiera all’impresa.

E forse questa è la vera notizia contenuta nel rapporto della Commissione europea:

Il futuro della compliance dipenderà sempre meno da ciò che accade in dogana e sempre più da ciò che accade molto prima che la merce arrivi alla dogana.


#attrezzarsipercompetere

Massimiliano Mercurio

Hermes Validating & Consulting
Customs, Trade Compliance & Supply Chain Advisory
🌐 www.hermesvc.com


Fonti

Commissione Europea – Direzione Generale Taxation and Customs Union (DG TAXUD)
Report highlights need for stronger customs controls and cooperation to protect EU citizens and businesses (20 luglio 2026)
https://taxation-customs.ec.europa.eu/news/report-highlights-need-stronger-customs-controls-and-cooperation-protect-eu-citizens-and-businesses-2026-07-20_en [taxation-c….europa.eu]

Commissione Europea – Integrated EU Prohibitions & Restrictions List
https://taxation-customs.ec.europa.eu/customs/customs-controls/prohibitions-and-restrictions_en [taxation-c….europa.eu]

Commissione Europea – DG TAXUD
Portale ufficiale Taxation & Customs Union
https://taxation-customs.ec.europa.eu/ [taxation-c….europa.eu]